Litio ed energia
È ormai piuttosto evidente che l’utilizzo del litio nelle
pile, vi ha concentrato maggior energia a parità di volume rispetto alle
precedenti tecnologie. Tuttavia rendere sicuro il suo utilizzo di queste celle ha
imposto l’utilizzo di un circuito elettronico che garantisse il rispetto di
alcune criticità importanti, senza del quale la cella al litio si incendia. L’
acronimo di questo circuito è BMS , battery menagement system, ed è sempre presente.
Il BMS ha tre compiti importanti.
Il BMS evita che in fase di ricarica la cella al litio non
superi la tensione massima
Il BMS evita che in fase di scarica la cella al litio non
scenda sotto alla tensione minima
Il BMS controlla che la temperatura della cella al litio non
superi il valore critico
Per evitare ciascuno di questi casi, il BMS interviene sempre nello stesso modo, cioè apre il circuito e scollega la cella, cosicché se era in carica, evita il sovraccarico e se era in scarica ne impedisce ulteriore utilizzo. Quest’ultimo caso si rende necessario perché a troppa scarica corrisponde una diminuzione della tensione massima di ricarica, e dunque il rischio di incendio. Invece per quanto riguarda il possibile surriscaldamento, è bene ricordare che il potenziale contenuto nella cella è alto e di natura chimica, per cui appare abbastanza ovvio che la temperatura elevata può determinare una perdita di stabilità, provocando una reazione a catena che libererà tutta l’energia nel più breve tempo possibile.
Quindi fondamentalmente il BMS ha tre componenti importanti,
uno per misurare la tensione di cella, uno per misurare la temperatura di
cella, e uno per poter interrompere il flusso di corrente che attraversa la
cella.
Con tutte queste accortezze la cella al litio è diventata
regina incontrastata nell'utilizzo in numerose applicazioni impensabili fino a
poco tempo fa: cellulari droni automobili, e addirittura per motorizzazioni importanti sia in ambito navale che
industriale.
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